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data evento: 08-01-2021

Tutelare il suolo, garantire sicurezza, assicurare inclusione e vivibilità, attrarre investimenti sostenibili e rafforzare la coesione territoriale sono le cinque sfide del Piano Territoriale Metropolitano adottato dal Consiglio metropolitano di Bologna lo scorso 23 dicembre  2020.

Dopo l’approvazione degli obiettivi strategici da parte del Consiglio metropolitano a febbraio 2020, si è svolta la fase della consultazione preliminare (marzo–maggio) a cui la nostra Fondazione ha attivamente collaborato, con interviste a tutti i 55 sindaci e ai Consiglieri metropolitani, un questionario ai Consiglieri comunali, la consultazione delle forze economiche e sociali attraverso un sito web dedicato e incontri specifici con le 7 Unioni di Comuni e con i Comuni non in Unione. A luglio la proposta di PTM era stata assunta dal sindaco metropolitano Virginio Merola dopodichè si era avviata la fase delle osservazioni che si è conclusa con l'atto di adozione. Il prossimo passo sarà l'invio al Comitato Urbanistico Regionale per l'espressione del parere motivato sul piano. Successivamente il piano tornerà in Consiglio per la definitiva approvazione entro la primavera 2021.

Poichéil processo di pianificazione territoriale è stato condotto in sintonia con quello del Piano Urbanistico Generale recentemente adottato dal Consiglio Comunale di Bologna, è stato inoltre sottoscritto un Protocollo d'intesa tra Città metropolitana, Comune di Bologna e Regione per sancire la condivisione e la convergenza delle strategie di pianificazione e la positiva sperimentalità della nuova legge urbanistica regionale, oltre alla volontà di giungere all'approvazione di PTM e PUG di Bologna entro il mandato amministrativo.

Si tratta infatti del primo Piano Territoriale Metropolitano adottato in Italia e del primo Piano Urbanistico Generale adottato fra le grandi città dell’Emilia-Romagna.

Come è cambiato il PTM proposto a luglio dopo le osservazioni arrivate dal territorio?

Le osservazioni arrivate sono state 86: per il 44% da Comuni e Unioni, per il 30% da imprese singole o associate, per l’8% da associazioni di categoria e partecipate, per l’8% da cittadini singoli o associati, per il 3% da associazioni ambientaliste, per il 3% da ordini professionali e per il 2% da Consiglieri metropolitani.

Le 86 osservazioni sono state scomposte in 552 schede (più 50 schede ritenute non pertinenti con le competenze assegnate dalla legge al PTM) in modo da poter rispondere in modo più appropriato. Di queste l’81% sono state accolte (il 47% pienamente accolte e il 34% parzialmente) mentre il 19% non sono state accolte.

Le tematiche principali contenute nelle osservazioni riguardavano:

  • il Fondo perequativo metropolitano (creazione di un fondo di “solidarietà” al quale confluiscono il 50% delle risorse comunali generate dalle trasformazioni urbanistiche e che saranno spese per la rigenerazione urbana e per compensare i Comuni più fragili di Montagna e Pianura) chiedendo la riduzione della percentuale di contribuzione
  • il sistema produttivo della montagna, chiedendo di riconoscere un sistema tanto importante quanto a rischio di impoverimento, rafforzandone le politiche a favore
  • la disciplina del territorio rurale, richiedendo da una parte il rafforzamento delle politiche di tutela e dall’altra la possibilità di intervento sul patrimonio edilizio esistente.

Relativamente al primo punto, la Città metropolitana ha scelto di confermare la scelta di equità del PTM. Non più territori che corrono e territori che arrancano, ma tutti i territori devono partecipare alle risorse generate dall’urbanistica. Quindi il PTM conferma la percentuale massima del 50%, rigettando le richieste di riduzione.

Invece sono state pienamente accolte le osservazioni relative alla necessità di riservare maggiore attenzione alle effettive esigenze produttive del territorio montano, pertanto la disciplina degli ambiti produttivi è stata integrata, istituendo uno specifico Sistema Produttivo della Montagna. Esso prevede il rilancio della attrattività in territorio montano rafforzando e semplificando le possibilità di insediamento di imprese, anche puntando sulle imprese a basso impatto e ad alto regime di smart working (imprese innovative nella dimensione tecnologica, organizzativa, di prodotto, start up ecc.)

Infine, per il territorio rurale è stata confermata la grande scelta di semplificazione nell’avere una unica disciplina per tutto il territorio metropolitano (fino ad ora c’erano 55 diverse norme agricole una per ogni Comune) e sono stati recepiti alcune indicazioni nazionali fra cui la possibilità di intervento con demolizione e ricostruzione per gli edifici privi di valore storico ai fini di un miglioramento della qualità energetica e sismica. 

Online sul sito ptmbologna.it tutti i documenti del Piano. 


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