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“Studiare le sfide globali significa studiare il modo in cui una serie di processi che non originano né dalla dimensione locale né da quella nazionale ‘toccano terra’, riorganizzando ogni scala geografica compresa quella di prossimità e determinando specifici conflitti e movimenti”. Abbiamo intervistato Sandro Mezzadra, docente della prima edizione del Master in Gestione e co-produzione di processi partecipativi, comunità e reti di prossimità, all'interno del quale si è occupato di Sfide Globali II

Sandro Mezzadra insegna Filosofia politica nell’Università degli Studi di Bologna. Tra i fondatori del sito www.euronomade.info, collabora con diverse case editrici. Fa parte del Comitato Scientifico della Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna e della redazione della rivista “Filosofia politica”.

Il Master ha l’obiettivo di formare “agenti di prossimità”. Perché è così importante, oggi, questa figura e perché è fondamentale la formazione?

“Credo che la figura dell’agente di prossimità sia particolarmente importante in un momento in cui stanno cambiando gli spazi e la percezione degli spazi al cui interno si svolge la vita sociale. Direi anzi che stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione degli spazi che trasforma anche il senso di una nozione come quella di prossimità. Pensiamo ad esempio alle piattaforme, al modo in cui le piattaforme trasformano questa nozione e creano prossimità a prescindere dalla condivisione di un medesimo spazio: è un esempio che rende conto di come la prossimità sia oggi una categoria che non ha un significato evidente. Inoltre, sono in crisi le forme tradizionali di mediazione che agivano nella prossimità e per questo c’è esigenza di ricostruirne il senso. Credo che una figura come quella dell’agente di prossimità trovi qui la sua mission oggi. D’altro canto, sono anche convinto del fatto che la prossimità debba essere ripensata al di fuori del riferimento esclusivo alla dimensione locale. Da questo punto di vista un elemento fondamentale per la formazione degli agenti di prossimità è la conoscenza e lo studio dei processi globali”

Perché il suo insegnamento è importante per questa figura?

“Oggi l’agente di prossimità deve avere una formazione sofisticata e articolata e di questa formazione deve far parte la conoscenza e la consapevolezza dei processi globali, che non sono qualcosa di lontano e astratto, ma di prossimo. L’esperienza della pandemia è un’esperienza di un insieme di processi globali che hanno trasformato radicalmente il nostro modo di vivere la prossimità e gli spazi che abitiamo, ma si pensi al cambiamento climatico, ai movimenti migratori, alle piattaforme, alla logistica, alla finanza. Sono tutti processi globali che hanno un impatto immediato all’interno della dimensione locale. Pensiamo poi alle stesse trasformazioni urbane, al modo in cui le nostre città si trasformano ed evolvono. Questo non è un modo locale e neppure nazionale. Ci sono grandi processi globali che trasformano la forma stessa della città. Oppure pensiamo ai movimenti sociali, così importanti delle nostre città, anche a Bologna, come il nuovo movimento femminista o il movimento che si è costituito a partire da Black Lives Matter. Due esempi radicati in contesti specifici, che abitano la prossimità e che al tempo stesso sono incomprensibili senza tenere presente la loro dimensione transnazionale. Il mio insegnamento è dedicato alle sfide globali, non genericamente alla globalizzazione, attorno a cui negli ultimi 30 anni è stata costruita tanta retorica. È un insegnamento che cerca di selezionare alcuni processi globali tra quelli che ho menzionato e di studiarli sia nella loro dimensione globale sia nel modo in cui investono e trasformano diverse scale geografiche tra cui quella della prossimità”

Se le chiedo di sintetizzare i contenuti del suo corso in una frase/citazione, quale sarebbe?

“Studiare le sfide globali significa studiare il modo in cui una serie di processi che non originano né dalla dimensione locale né da quella nazionale ‘toccano terra’, riorganizzando ogni scala geografica compresa quella di prossimità e determinando specifici conflitti e movimenti”