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“La partecipazione non si può spiegare, si deve fare” (Jeff Bishop, Urban planner). Abbiamo intervistato Simona Beolchi, docente della prima edizione del Master in Gestione e co-produzione di processi partecipativi, comunità e reti di prossimità, all'interno del quale si è occupata di Pianificazione e progettazione partecipata degli spazi urbani

Simona Beolchi è Urbanista, si occupa di progetti di sostenibilità ambientale, partecipazione dei cittadini ed educazione. Attualmente coordina le metodologie e i progetti inerenti alle scelte urbanistiche per la Fondazione per l’Innovazione Urbana

Il Master ha l’obiettivo di formare “agenti di prossimità”. Perché è così importante, oggi, questa figura e perché è fondamentale la formazione?

La società di oggi è sempre più mutevole, i bisogni dei cittadini cambiano velocemente così come le opportunità e le risorse che la città stessa può offrire ai suoi abitanti.
Diventa quindi necessario rinsaldare il ponte tra chi governa la città, e chi la vive quotidianamente. Questo ponte è fatto di confronto su bisogni, criticità, energie civiche, idee, sperimentazioni, disponibilità, collaborazione, dialogo.
Proprio per questo motivo la figura dell’agente di prossimità diventa centrale nell’ecosistema di relazioni di una città. E’ importante avere figure professionali in grado di produrre nuove forme di conoscenza dei contesti sociali, capaci di attivare processi innovativi di ascolto, di coinvolgimento e individuare soluzioni efficaci innovative a bisogni emergenti in maniera collettiva.
La formazione in questo senso è importante perché le competenze e le conoscenze che stanno alla base del lavoro di un agente di prossimità sono e devono essere multidisciplinari e aggiornate. Questa professione ha una componente molto pratica che deve però essere supportata da una teorica che il master combina molto bene.
Essere parte attiva e di riferimento dell’ecosistema relazionale della città, implica una conoscenza di elementi di numerose discipline, dalla psicologia, alla sociologia all’urbanistica, alle scienze politiche, al design thinking e altro ancora. Queste nozioni sono fondamentali per sapersi destreggiare nella ricchezza di situazioni che solo la vivacità di una città e delle sue relazioni può produrre.

 Perché il suo insegnamento è importante per questa figura?

L’insegnamento affronta i cambiamenti che stanno caratterizzando l'ultima stagione della pianificazione urbanistica e della progettazione.
In un excursus tra i piani della mobilità, dell’ambiente e urbanistici, pone l’accento su come si pianifica e progetta con le comunità, fornendo esempi, metodi e strumenti innovativi per intervenire anche sugli spazi pubblici, su immobili dismessi o sottoutilizzati.
In questo modo il corso contribuisce da un lato a fornire capacità di analisi interscalare dei bisogni e delle possibili strategie della città; e dall’altra esempi pratici di come strutturare il confronto tra cittadini e amministrazione anche su strumenti istituzionali di gestione e progettazione della città.
L’agente di prossimità deve essere in grado di approfondire, all’occorrenza, la cornice amministrativa in cui si dovrebbe svolgere il suo lavoro e tra questi, la pianificazione del settore urbanistico, ambientale e della mobilità, è fondamentale.

Se le chiedo di sintetizzare i contenuti del suo corso in una frase/citazione, quale sarebbe?

“La partecipazione non si può spiegare, si deve fare” (Jeff Bishop, Urban planner)